
Nella giornata del 10 giugno si è svolto nella Sala Tevere del Consiglio Regionale del Lazio, il Convegno
"Stalking - Amore, molestie, violenze". L'incontro ha avuto come tema la sempre maggiore diffusione di questo comportamento, che necessita quindi di essere conosciuto, studiato, valutato e dove necessario sanzionato in modo deciso. Tra i partecipanti, oltre a molti esponenti della Giunta e del Consiglio Regionale, era presente anche il Prefetto di Roma Carlo Mosca.
Lo stalking è identificabile come una pratica persecutoria nei confronti di persone, il più delle volte di sesso opposto, al fine di ottenere attenzione, considerazione e in generale qualcosa che va oltre la disposizione naturale dell'altro/a. Un comportamento, come sottolinea bene il titolo dell'incontro, che si trova al punto di congiunzione tra amore, molestie e violenze, essendo la maggior parte delle vittime ex conviventi o ex familiari dell'autore, il più delle volte donne.
La volontà di recuperare il precedente rapporto sta il più delle volte alla base del comportamento dello stalker, il cui comportamento può degenerare in atteggiamenti via via più violenti che sfociano in atti aggressivi veri e propri, quando non in delitti efferati. Un comportamento certo non nuovo, ma che solo ultimamente sta emergendo come diffuso e pericoloso proprio per la sua natura di "incubatore" di possibili atti più gravi e di gesti inconsulti.
E' importante sopratutto coordinare i soggetti istituzionali intorno a questo fenomeno così poco studiato, innanzitutto per condividere i dati che lo riguardano: ad esempio, da una ricerca effettuata dall'Osservatorio Nazionale Stalking (
www.stalking.it) in sedici regioni su un campione di età compresa tra i 18-70 emerge che
le condotte di stalking sono agite prevalentemente (nell’80% dei casi) da persone conosciute dalla vittima e che nella maggioranza dei casi restano nascoste: solo il 17% delle vittime, infatti, ha sporto denuncia.
Un fenomeno trasversale anche in senso generazionale, visto che colpisce in misura significativa anche fasce d'età molto basse come gli adolescenti. Ben vengano quindi eventi come questo, in cui i soggetti istituzionali come esponenti delle Istituzioni, i corpi di Polizia, esperti nel settore medico e psicologico, convergono nella volontà di affrontare con serietà un fenomeno che sta diventando tipico del nostro tempo e delle difficoltà relazionali e sociali che lo accompagnano.
Il convegno è stato un utile momento di confronto, e crediamo sia stato propedeutico
all'approvazione del DDL nazionale (notizia del 23 giugno) che prevede pene da 1 a 4 anni per chi si rende colpevole di questo crimine. Anche la Regione Lazio è in movimento per affrontare il fenomeno, con un progetto di legge in via di approvazione che crea centri anti-stalking nelle ASL, a contatto quindi con i cittadini e con i territori, in grado di affrontare il fenomeno da un punto di vista complessivo intervenendo anche a livello preventivo.
Finora, va ricordato, non c'erano strumenti legislativi adatti ad intervenire su questo argomento; oggi chi subisce questo tipo di reato può avviare un processo che passa prima per una diffida al proseguimento dell'attività persecutoria, e poi successivamente a un'incriminazione vera e propria. Inoltre, l'attività di persecuzione comprovata e documentata andrà a costituirsi come aggravante nei casi di delitti più gravi come l'omicidio.